Intervista aperta

Chi è un naturalista?

Il naturalista è uno studioso delle scienze naturali ed ha una formazione che gli permette di avere una visione complessiva dell’ambiente, anche in relazione all’uomo… altre discipline scientifiche generalmente hanno invece una visione settoriale ad esempio il biologo, il farmacista… . È solo negli anni ’80 che emerge, in modo pionieristico, la libera professione del naturalista. Precedentemente a quegli anni i naturalisti erano occupati nell’insegnamento, nei musei di scienze o alle università.

Cosa è Giorgio il tuo concetto di naturalista?

Il naturalista dovrebbe essere un professionista che conosce le regole che governano l’ambiente e le rapporta all’attività umana, aiutando le altre persone o enti a non compromettere l’equilibrio degli ecosistemi, che sono alla base della nostra esistenza. Un altro ruolo importante che ha il naturalista è quello di diffondere le conoscenze sull’ambiente. La forza del naturalista è proprio quella di non essere iper-specializzato, ma essere in grado di conoscere un po’ di tutto e di conseguenza avere una multi-visione del rapporto uomo ambiente… Poi ogni naturalista fa il proprio percorso specifico.

Con chi viene confuso spesso il naturalista?

Talvolta, quando mi chiedono la professione, spunta un sorrisino… m’immaginano nudo che corro sulla spiaggia! È difficile spiegare poi che in realtà è una professione e che non ha nulla a che vedere con il naturismo! Ah mi dicono: allora sei un’ambientalista! E anche qui devo spiegare che pur essendo anche un ambientalista, le mie scelte o battaglie ambientaliste, non si basano mai sull’emotività, ma sulle mie competenze, conoscenze sull’ambiente.

Il tuo impegno finisce nella professione?

No, fin dagli anni ‘ 80 ho iniziato un percorso nell’associazionismo. Appena ventenne iniziai le mie battaglie per la tutela e salvaguardia degli ambienti acquatici del perginese. Sono sempre stato impegnato in associazioni: fra le più significative nella SAT, nella commissione tutela ambiente montano, La credenza (Gruppo d’Acquisto Solidale), La pimpinella (Associazione per la tutela della biodiversità agricola)… all’impegno in Slow Food e poi in Acli e AcliTerra. L’impegno sociale è per me una cosa estremamente importante. Solo unendosi fra persone di possono raggiungere obbiettivi di cambiamento. Le relazioni fra le persone sono elemento di maturazione e crescita.

Quale dei tanti lavori che hai fatto ti ha più appassionato?

In realtà nelle diverse fasi della mia attività professionali ho svolto il mio lavoro con passione e faccio fatica a trovare qualcosa di cui non mi sia entusiasmato. Certo, che nella realizzazione dei documentari, ho trovato l’unione fra le mie competenze scientifiche e quelle artistiche e la mia propensione per l’avventura. Quando sono impegnato nella realizzazione di un documentario non sento la fatica. In Alaska durante la realizzazione delle riprese di un documentario sulla riproduzione della steelhead, magnifica trota che risale i fiumi dall’Oceano, per un intera settimana ho lavorato venti ore al giorno superando molte difficoltà, oltre che alla fame e al freddo, per riuscire nell’impresa… I professionisti che mi hanno affiancato hanno dovuto subire questo mia irrefrenabile passione, seguendo ritmi di lavoro massacranti.

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